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Appunti di Ricerca Educativa_ release03

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Titolo: Appunti di Ricerca Educativa / release 03

Autori: Federico Batini

Editore: Theleme Research

Formato disponibile: formato digitale PDF

Isbn: 978-88-942841-5-7

Anno: 2017

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Descrizione

Introduzione: fare ricerca nelle scienze umane

Quando parliamo di “ricerca” nella mente di ciascuno di noi si formano idee ed immagini diverse: chi è addetto ai lavori penserà, con buona probabilità, alle ultime ricerche condotte, focalizzando la propria attenzione sul processo o sul risultato, sull’oggetto della ricerca o sul metodo con la quale è stata condotta; chi, invece, si occupa di altro penserà, forse, a una qualche attività attraverso la quale si cerca di ritrovare cose o persone, qualora pensi all’attività di ricerca propriamente detta avrà, molto probabilmente, maggiore probabilità di pensare a laboratori intasati di provette e di alambicchi fumanti, a scienziati con il camice e la barba lunga, farà riferimento, cioè, ad alcuni stereotipi relativi alla ricerca.

Questi stereotipi, però, non riguardano soltanto i non addetti ai lavori.

Fare ricerca nell’ambito delle scienze umane ha una particolarità di rilievo: l’oggetto della ricerca sono le azioni, le intenzioni, le relazioni, i comportamenti, gli atteggiamenti ed i processi di crescita dell’uomo, come e perché avvengono ed ha dunque uno statuto particolare.

La ricerca per lungo tempo, nelle scienze umane, è stata una ricerca prevalentemente teorica, basti pensare come i fatti ed i processi educativi fossero oggetto di riflessione soprattutto da parte della filosofia: “all’interno della riflessione filosofica sulla teoria e sulla pratica dell’educazione trovano poi spazio anche resoconti di esperienze con funzione di illustrazioni delle teorie medesime.” (Mantovani, a cura di, 1998, p. 2). Le esperienze non servivano dunque alla nuova comprensione di un tema o di un problema, ma soltanto a esemplificare, o nel migliore dei casi a legittimare, quanto si andava affermando teoricamente.

Eppure quando si pensa all’avanzamento dell’educazione il contributo di grandi “pratici” come Comenius, Montessori, Don Milani, Paulo Freire, Freinet, Makarenko (per citarne solo alcuni) che hanno sistematizzato le proprie pratiche e tesaurizzato l’esperienza ci viene in mente prima di qualsiasi teoria. Questi grandi uomini e donne hanno appreso dalle pratiche, hanno, attraverso procedimenti diversi, sistematizzato quanto avevano appreso sul campo per formulare delle proprie teorie sull’educazione.

Fare ricerca nelle scienze umane, si è detto, significa fare ricerca sull’uomo, ma un uomo diverso da quello della biologia o della medicina (anche se le recenti frontiere della ricerca medica, con scoperte come quella dei “neuroni specchio” o il contributo della “medicina narrativa” costituiscono un contributo importante nella direzione qui auspicata), un uomo, cioè, che non è solo oggetto della ricerca ma ne è anche, diremmo soprattutto, soggetto ed in cui intervengono le motivazioni e le intenzioni dell’uomo medesimo con un ruolo affatto diverso da quello di qualsiasi altro dominio della ricerca.

Ogni ricerca prende avvio (forse dovremmo dire “dovrebbe prendere avvio”) dal tentativo di dare una risposta ad una domanda, dunque l’origine di una ricerca sta in una curiosità, nel bisogno di risolvere un problema, di soddisfare un’esigenza, nella necessità di confermare o disconfermare un’ipotesi.

Nel senso più ampio con il quale possiamo intendere il termine ricerca possiamo parlarne come di quel processo attraverso il quale un problema viene affrontato attraverso un processo chiaro e rigoroso (perciò “ripetibile”) al fine di poter formulare nuove ipotesi o convalidare/falsificare ipotesi precedenti.

Nel momento in cui si decide di fare ricerca, con qualsiasi scopo, nelle scienze umane (come in ogni altro dominio scientifico), occorre pensare ad un metodo, scegliere un metodo. Se volessimo essere rigorosi dovremmo dire che qualsiasi metodo e strumento, se ben spiegati e documentati, quando il loro processo risponde a requisiti di trasparenza, possono essere leciti, ciò che chiediamo ad un metodo è, infatti, la possibilità di stabilire una relazione: una comunità scientifica riconosce o meno legittimità ai risultati di una ricerca se ne è chiaro e ne può condividere il processo, se può dunque verificarne i risultati, il resto è regno dell’opinione. Non vale nemmeno la pena di ricordare come, a volte, un eccessivo accanimento sulla difesa di questo o quel metodo, di questo o quello strumento abbia fatto dimenticare che nelle scienze umane, si fa ricerca per conoscere e questo conoscere non è privo di implicazioni civili ed etiche: ci siamo allora spesso trovati di fronte a situazioni in cui si è rischiato di trascurare l’emergenza e l’importanza che ha il settore educativo (inteso qui nel senso più ampio e 9

come comprendente istruzione, educazione, formazione, orientamento, tutti i settori cioè che hanno a che fare con lo sviluppo, la crescita dei soggetti) per concentrarsi sulla prevalenza di questo o quel metodo, un po’ come se due genitori si mettessero a litigare su quale antipiretico dare al figlio e, presi in questa querelle, dimenticassero lo stato febbrile del bambino per concentrarsi sul proprio litigio e sullo stabilire chi tra loro abbia ragione. Una volta deciso ciò che è meglio poi, occorre, per rimanere in metafora, tradurlo in azione, dunque dare al bambino l’antipiretico individuato come più adatto. Incontriamo così un altro dei problemi con i quali la ricerca educativa si è scontrata: la difficoltà a recepire e tradurre in pratiche ciò che è acquisito, seppur temporaneamente, dalla ricerca.

Fare ricerca in educazione e formazione significa cercare di comprendere meglio ciò che accade in un evento educativo/formativo o in un problema che lo riguarda (in dimensione micro o in dimensione macro), come accade e perché accade, con l’obiettivo di fare meglio, tenendo però in particolare considerazione quelli che sono i protagonisti di questi processi e cioè i soggetti in apprendimento, in sviluppo. Appare allora paradossale quanto si verifica, ad esempio, nell’azione didattica (nella maggior parte dei casi) a tutti i livelli di istruzione se confrontato con gli esiti della ricerca didattica. I significati che i soggetti attribuiscono a ciò che accade sono fondamentali per comprendere e modificare l’azione educativa e formativa.

Queste, in sintesi, le motivazioni per cui chi scrive ha preferito, pur integrando spesso e volentieri strumenti quantitativi laddove se ne avvertisse il bisogno, utilizzare, nelle proprie ricerche prevalentemente strumenti di tipo qualitativo: non si possono escludere i soggetti da processi dei quali sono protagonisti quando lo scopo è comprendere per modificare l’agire. Un’azione educativa, formativa, orientativa è una co-produzione tra chi, professore, educatore, orientatore, formatore, la conduce e chi ne è protagonista (allievi, utenti…), diventa allora ovvio che non si possono estromettere i significati prodotti da questi ultimi per produrre apprendimento e cambiamento (e per questo fine ogni ricerca quantitativa necessita del supporto di elementi di tipo qualitativo).

La scarsa attenzione che le scienze umane hanno dedicato ai metodi qualitativi sino ad anni relativamente recenti è dovuta, come è stato accennato sopra, alla ricerca di una legittimazione come scienze, e al conseguente interesse concentrato sugli aspetti maggiormente nomotetici rispetto a quelli idiografici (Bruner, 1990), i significati attribuiti agli eventi hanno così conosciuto un interesse relativamente recente.1

Indice

Premessa: la regina nel castello e il servo compiacente 

Introduzione: fare ricerca nelle scienze umane 

1.LA RICERCA

1.1 Quali scienze dell’educazione? 

1.2 Qualitativo versus quantitativo 

1.3 Le origini dei metodi qualitativi 

1.4 Le fasi della ricerca in sintesi

1.5 La ricerca empirica 

1.6 Fare ricerca 

1.7 La perturbazione dell’oggetto 

1.8 Motivi per una ricerca 

1.9 Dal problema conoscitivo al quadro teorico 

1.10 Dal quadro teorico alla raccolta dei dati 

1.11 Tecniche e strumenti di raccolta dei dati

1.12 Validità e attendibilità di una rilevazione, il piano di rilevazione 

1.13 Le Variabili 

1.14 L’analisi e l’interpretazione 

2.TECNICHE DI RICERCA

2.1 Approcci alla ricerca 

2.2 Ricerca sperimentale 

2.3 Ricerca azione 

2.4 Il Metodo Delphi 

2.5 Lo studio di caso 

3.GLI STRUMENTI DI RICERCA

3.1 Il questionario 

3.2 L’intervista 

3.3 Il focus group 

3.3.1 Il ruolo del conduttore 

3.3.2 Le fasi del focus group 

3.3.3 Tecniche di analisi 

3.3.4 Indicazioni operative 

3.3.5 Conclusioni 

3.4 L’osservazione 

4 Glossario minimo 

5 Riferimenti bibliografici generali 

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